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Cambiare se stessi, per cambiare gli altri

emozioni-consapevoli-aziendaOgni rapporto personale, commerciale ed imprenditoriale è fondato su un equilibrio relazionale, le cui variabili possono essere sintetizzate come segue:

  • Capacità di negoziazione
  • Capacità di comunicazione
  • Capacità comportamentali
  • Competenze tecniche e/o gestionali

A queste si aggiunge un altro fattore cruciale: la capacità di instaurare e mantenere buone relazioni necessarie per mantenere un rapporto duraturo.

Cosa influisce sulle buone relazioni?

Alla base di una buona relazione vi è la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni.

Qualsiasi situazione genera infatti in noi delle emozioni che, inevitabilmente, manifestiamo in modo istintivo, verbale e non verbale, con parole, tono di voce, espressioni facciali, comportamenti tipici e rituali (ad esempio tremare, toccarsi la barba, mordersi le labbra, arrossire, etc.).

In un rapporto lavorativo, ogni evento ci scatena delle emozioni, di cui siamo consapevoli o inconsapevoli, e in funzione di esse ci comportiamo di conseguenza, in un processo circolare di stimolo-percezione-reazione.

Lo stimolo è l’evento che genera la nostra emozione che, in base al modo in cui questo viene percepita, genera a sua volta una reazione o la risposta che diamo.

Il nostro comportamento, a questo punto, darà una direzione alla relazione con l’altro.

L’intelligenza emotiva: un caso aziendale di gestione delle emozioni

Se impariamo ad utilizzare l’Intelligenza Emotiva possiamo essere in grado di riconoscere e gestire le nostre emozioni e questo ci può aiutare a creare una buona relazione.

Facciamo un esempio.

Siamo ad una riunione in cui sono presenti i membri del board di un progetto importante oppure il management di un’azienda. Stiamo discutendo sulla timeline di un progetto e sul raggiungimento di alcuni obiettivi stabiliti.

Il capo progetto sostiene che Franco non ha svolto completamente il suo lavoro portando ad un ritardo nel raggiungimento degli obiettivi.

Franco sostiene che il suo lavoro è stato completato, ma ha bisogno di essere perfezionato in alcuni aspetti.

Franco è irritato da quanto affermato dal capo progetto, espone così le sue motivazioni utilizzando un linguaggio che tocca la suscettibilità di quest’ultimo e che lo porta a rispondere a sua volta a Franco, in modo risentito. 

L’affermazione del capo progetto rappresenta lo stimolo che produce uno stato emotivo in Franco, il quale percepisce inconsapevolmente l’intervento come un attacco adottando istintivamente una linea comportamentale/comunicativa di difesa.

La risposta di Franco, a sua volta diventa lo stimolo che genera nel capo progetto delle emozioni che lo portano a difendersi, irrigidendosi e assumendo un atteggiamento di chiusura.

Si crea così una “crisi” o una potenziale frattura nel rapporto.

A questo punto, Franco, si ferma, fa un bel respiro e riflette sulla sua reazione, su quello che ha “sentito” a livello emotivo: empatizza con il capo progetto, chiede scusa per essersi espresso con termini che hanno toccato la sua suscettibilità e allo stesso tempo spiega come il suo modo di comunicare ha contribuito a suscitare la sua reazione.

Franco comunica in modo sincero e consapevole, indipendentemente dai ruoli. Il capo progetto si scusa a sua volta.

Cosa è successo?

Franco e il capo progetto inizialmente esprimono ciascuno il proprio punto di vista utilizzando un ragionamento logico-razionale. Ciò genera delle emozioni di cui entrambi non sono consapevoli, che producono una comunicazione disfunzionale.

Franco, che sta lavorando su se stesso per imparare ad utilizzare il linguaggio emotivo,  ad un certo punto si ferma e riflette sulle proprie emozioni e, consapevole di quanto queste possono influenzare la sua risposta e quindi la buona o cattiva relazione, riconosce come si è sentito. In quel momento gli tremavano le mani, gli batteva il cuore, si sentiva spaventato, ma anche molto arrabbiato.

Una volta fatto ciò, si orienta sul capo e prova ad immedesimarsi in lui.

Quindi:

  • empatizza con il capo progetto (usa l’intelligenza emotiva) chiedendogli scusa per il modo in cui si è espresso (si mostra assertivo);
  • allo stesso tempo gli comunica, assumendosene la responsabilità, che la sua affermazione è stata percepita come un attacco e ha generato in lui il suo modo di porsi (esce dal rapporto di dipendenza generato dai ruoli);
  • Il capo progetto da una posizione di rigidità, si sposta ad una posizione di flessibilità e si scusa anche lui.

Da un approccio anassertivo si passa ad uno assertivo, grazie al riconoscimento del proprio stato emotivo e all’utilizzo dell’empatia.

Il risultato è un riequilibrio interazionale che reindirizza il rapporto lavorativo verso una relazione positiva, sincera e di stima reciproca.

Franco, cambiando se stesso ed il suo approccio comunicativo, ha cambiato anche l’approccio del suo interlocutore.

Come sviluppare l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva può essere potenziata imparando a riconoscere le proprie emozioni tramite le reazioni del nostro corpo e/o delle variazioni del nostro modo di comunicare (linguaggio, tono vocale, tic, rituali, reazioni corporee).

L’intelligenza emotiva rappresenta una delle macroaree tematiche sulle quali interviene P2Solution, con l’obiettivo di supportare Imprenditori, Manager e Team nel potenziamento e nell’acquisizione delle tecniche necessarie per sviluppare uno stile comunicativo efficace in azienda.

In questo articolo potete trovare 5 utili esercizi per potenziare l’intelligenza emotiva.

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Nicola Stella

Nicola Stella

Founder e Formatore at P2Solution
Ritengo fondamentale, per il raggiungimento degli obiettivi di progetto, potenziare le capacità di gestione delle relazioni prima con se stessi, poi con gli stakeholders, con il team e con la propria rete professionale.
Nicola Stella
Nicola Stella
Nicola Stella
Ritengo fondamentale, per il raggiungimento degli obiettivi di progetto, potenziare le capacità di gestione delle relazioni prima con se stessi, poi con gli stakeholders, con il team e con la propria rete professionale.

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