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Domare l’emotività per essere buoni Problem Solver

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Domare l’emotività per essere buoni Problem Solver

emotivita-problem-solvingOgni aspetto della vita è caratterizzato dal verificarsi di imprevisti che ci ritroviamo a dover fronteggiare. Si tratta di ciò che banalmente possiamo definire “percorso di crescita” e acquisizione di esperienza. Gli imprevisti o problemi emergono nelle situazioni nuove della vita che ci ritroviamo ad affrontare, da cause provocate da terzi o da motivi del tutto accidentali.

In taluni casi possiamo prevedere l’emergere di imprevisti tramite approcci di risk management; in altri non è possibile prevederli.

Nella vita, come nel lavoro, la gestione dei rischi, e soprattutto la gestione dei problemi, diventa fondamentale e il saperli fronteggiare è una dote acquisibile, annoverabile come attitudine al problem solving.

Stati emotivi e problem solving

L’attitudine al problem solving può essere una dote innata, ma è anche acquisibile con esperienza e dedizione. Uno dei fattori cruciali ad incidere nella capacità di problem solving è la gestione dei propri stati emotivi.

Possiamo immaginare le emozioni come quei fattori primitivi che orientano il nostro comportamento e le nostre reazioni verso un cambiamento positivo o negativo. Esse fungono da interruttori per i nostri comportamenti, visioni, relazioni.

Si pensi ad esempio a quei casi in cui ci si aspetta un pagamento che non viene effettuato o al caso in cui siamo alla fine di un lavoro e viene bloccato da cause accidentali. In questi casi si accendono in noi, in modo istintivo, degli stati emotivi che possono condurci ad un bivio in cui:

  • Una strada porta alla soluzione del problema.
  • Un’altra strada ci porta a non risolvere il problema, bensì ad amplificarlo.

problema-emozione-soluzione

Cosa ci porta a scegliere la strada giusta?

Possiamo fare un’analogia con il mondo della Fisica Nucleare, del decadimento radioattivo, anche se i principi e i meccanismi sono differenti.

La nostra capacità di Problem solving è tanto maggiore quanto è minore il nostro coinvolgimento emotivo. All’emergere di un problema il nostro stato emotivo aumenta e tendiamo ad essere preoccupati e ad una certa misura impauriti; la capacità di Problem Solving diminuisce.

Raggiunta una certa soglia l’emotività può generare una paura invalidante, oltre la quale perdiamo il controllo della situazione (perché perdiamo il controllo delle nostre emozioni) e la capacità di problem solving decade in un’incapacità al risolvere i problemi.

Il livello soglia rappresenta il nostro bivio di cui accennato precedentemente. Seguendo l’analogia con il decadimento radioattivo, ci sono persone che hanno un livello soglia molto “breve” (più basso) rispetto ad altri soggetti che invece hanno un livello soglia “lungo” (più alto), ossia spostato più spostato verso destra nel grafico e quindi una maggiore attitudine al problem solving. Questo comporta che nel primo caso servirà un lieve stimolo per sollecitare e generare una forte reazione emotiva, mentre nel secondo caso, per generare un’intensa emotività, occorrerà una stimolazione maggiore.

grafico-emotivita-problema-solving

Da cosa dipende l’attitudine al problem solving?

L’attitudine al problem solving è quindi la capacità di domare gli stati emotivi e tenerli sotto controllo, avere quindi un punto limite più spostato verso destra nel grafico.

Una maggiore attitudine al problem solving, quindi è caratteristica degli imprenditori e manager (ma anche di qualunque altro profilo) maggiormente resilienti e consapevoli delle proprie emozioni.

L’attitudine al problem solving la si acquista e la si rafforza utilizzando degli stili comportamentali e relazionali positivi, oltre che attraverso le capacità imprenditoriali acquisite con l’esperienza.

Suggerimenti pratici per sviluppare la propria attitudine al problem solving:

  1. Accetta il problema. Smettere di combattere il problema è il primo passo per abbattere la resistenza, evitando di investire energie per “alimentarlo”. In questo modo, l’energia risparmiata può essere utilizzata per trovare nuove soluzioni creative.
  2. Chiediti: qual è la cosa peggiore che può accadere? Con questa domanda è utile per ridimensionare il problema e rendersi conto che lo scenario peggiore  non è così spaventoso come si pensava, ma al contrario gestibile e risolvibile.
  3. Concentrati sulla soluzione e non sul problema. I neuroscienziati hanno dimostrato che il cervello non riesce a trovare soluzioni se ci si concentra sul problema. Questo perché concentrandosi sul problema si sta alimentando il pensiero negativo, che a sua volta attiva emozioni negative nel cervello che bloccano possibili soluzioni. E’ quindi più proficuo spostare l’attenzione verso una atteggiamento mentale orientato alla soluzione.
  4. Trova una lezione o un’opportunità all’interno del problema. C’è sempre un lato buono del problema che può aiutarci a migliorare la nostra attività. Trovare questa parte positiva aiuta a ridurre l’impatto emotivo negativo del problema e a vedere la situazione come un’opportunità. Quando vi trovate di fronte a un problema chiedetevi: come posso usare questa cosa a mio vantaggio? Cosa c’è di buono in questa situazione? Che cosa posso imparare da questa situazione? Quali opportunità nascoste posso trovare all’interno di questo problema?

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Nicola Stella

Nicola Stella

Founder e Formatore at P2Solution
Ritengo fondamentale, per il raggiungimento degli obiettivi di progetto, potenziare le capacità di gestione delle relazioni prima con se stessi, poi con gli stakeholders, con il team e con la propria rete professionale.
Nicola Stella
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